Imprese recuperate: in Italia sono 100, e valgono 15mila posti di lavoro.

Ci sono oltre cento imprese in Italia che non sono come le altre. Attive soprattutto del settore manifatturiero, erano fallite eppure ora sono rinate. Erano fabbriche di un “padrone”, gestite da manager professionisti, finite in disgrazia, ma oggi continuano a produrre. Coinvolgono direttamente 8mila lavoratori, ma ne comprendono circa 15mila grazie all’indotto, per un fatturato superiore a 200 milioni di euro l’anno. A possederle, decidendone strategie e destino, è oggi solo chi ci lavora, perlopiù operaie e operai. Hanno fatto una scelta coraggiosa. Se le sono ricomprate con un unico comune obiettivo: rimanere sul mercato e mantenere l’occupazione.

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Cooperazione, coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori nell’impresa.

SPEGEA, in partnership con ISMO, realizzerà un percorso formativo in 6 sessioni, sui temi del coinvolgimento, della cooperazione e della partecipazione nell’impresa. Un’occasione di sviluppo di conoscenze, mediante analisi di casi, confronto sulle opportunità e i vincoli dello sviluppo partecipativo.

DESTINATARI
Il percorso è aperto a imprenditori, specialisti hr, funzionari confindustria ed associazioni di categoria, sindacalisti.

Landini eletto segretario generale Cgil con il 93% dei voti.

Caivano, l’azienda chiude: 51 dipendenti la comprano e salvano il posto di lavoro.

L’azienda chiude, cinquantuno lavoratori salvano il lavoro costituendo una cooperativa. Dopo tre anni in affitto, oggi i lavoratori della WBO Italcables diventano a tutti gli effetti proprietari dell’industria metalmeccanica di Caivano, dove si producono cavi e trefoli d’acciaio. E’ il primo caso di workers buy out nel Mezzogiorno, in un settore fondamentale come quello della siderurgia.

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Le alternative alla gig economy come la conosciamo ora.

Lo dicono praticamente tutti: c’è bisogno di regolamentare i lavori della gig economy. Da una parte le startup e gli imprenditori che non vogliono vedere ‘ingessato’ nel vincolo di subordinazione un tipo di lavoro così flessibile e ‘fluido’; dall’altro i lavoratori, che chiedono maggiori tutele e un inquadramento più chiaro rispetto alla ‘prestazione occasionale’ a cui molti sono attualmente sottoposti.

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