Il premio di risultato (PdR) tra coesione aziendale e risparmio fiscale.

Nelle aziende, al fine di incrementare la produttività, la qualità e la redditività (nonché tutti gli elementi funzionali a migliorare la competitività aziendale) è prevista l’istituzione di un premio annuale calcolato alla luce dei soli risultati conseguiti dai lavoratori.

Si parla, infatti, di premio di risultato per far riferimento ad un elemento retributivo, di carattere variabile, che viene inserito accanto alle componenti fisse nelle tabelle retributive. Continua la lettura

Dove i dipendenti hanno voce in capitolo.

Anche se ci sono differenze significative all’interno dell’UE con riferimento ai diritti di partecipazione nei consigli di sorveglianza o di amministrazione delle società, l’Europa è relativamente ben messa. Questi diritti sono un “elemento chiave del modello economico europeo”, sostiene Anke Hassel, responsabile scientifico di “Workers‘ Voice and Good Corporate Governance in Transnational Companies in Europe”, il gruppo di lavoro avviato nel 2015 dal direttore dell’IMU, Norbert Kluge. I membri sono professionisti delle imprese, sindacati ed esperti europei e accademici di tutta Europa. È stato analizzato il modo in cui i dipendenti influenzano le decisioni aziendali in altri paesi dell’UE.

Quanto sono presenti i nostri sindacati?

Il 45% dei lavoratori altoatesini dispone di una rappresentanza sindacale direttamente nell’azienda in cui lavora. Il dato è riportato dallo studio IPL sulle condizioni di lavoro in Alto Adige (EWCS). La presenza di organizzazioni sindacali è superiore alla media nel settore istruzione ed educazione (83%) così come nelle grandi imprese, mentre è scarsa nei settori agricoltura e turismo e nelle aziende di piccole dimensioni. Secondo l’IPL gli spazi vuoti sulla mappa della presenza sindacale nelle imprese dovrebbero scomparire: la trasformazione digitale non permette più di rinunciare al confronto con i lavoratori.

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Confindustria: premi collettivi per 3 lavoratori su cinque.

Nelle imprese associate a Confindustria vengono erogati premi collettivi per oltre 3 lavoratori su 5. E’ quanto emerge da un’indagine del centro studi di viale dell’Astronomia (Csc) sul lavoro. L’annuale report sulle condizioni dell’occupazione ha registrato che nella prima metà dell’anno nell’industria in senso stretto il 63,7% dei lavoratori era coperto da un contratto aziendale che prevede l’erogazione di premi variabili collettivi (l’82,5% nelle imprese con almeno 100 dipendenti). La contrattazione aziendale di contenuto economico è meno diffusa nei servizi, dove i lavoratori coperti erano il 45,3%.

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Quando i lavoratori si riprendono l’azienda e la fanno ripartire.

I circa 300 workers buyout che negli ultimi trent’anni hanno permesso di salvare 15mila posti di lavoro, nonché saperi e mestieri di altrettante aziende a rischio chiusura, rinate sotto la guida di dipendenti che hanno avuto il coraggio di diventare soci imprenditori, sono un fenomeno tipicamente italiano (a dispetto del modello e del nome importato da oltreoceano) che diversi Paesi del Mediterraneo stanno studiando e imitando.

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Workers buyout, quando il lavoro nasce da un fallimento.

Hanno superato quota 100 in dieci anni – dal 2008, anno di inizio della crisi economica – le aziende italiane fallite e rigenerate dai dipendenti con la trasformazione in cooperative: stiamo parlando del fenomeno dei Wbo, Workers buyout. Che oggi coinvolge 8mila lavoratori (15mila con l’indotto) e muove un fatturato superiore a 200 milioni di euro. Da nord a sud: la distribuzione dei Wbo racconta di una prevalenza al Nord, con il 43% delle esperienze in atto, seguita dal centro con il 30% e sud e isole al 27%.

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