Si parla di imprese, crisi e cambiamento a Castel Bolognese.

In occasione della presentazione del volume di Alessandra Lancellotti “Cambiamente”, si tiene un dibattito alla Sala Conferenze della Libreria Itaca, via dell’Industria 249 a Castel Bolognese.

A confrontarsi sui temi del passaggio dalla crisi al cambiamento, della trasformazione dei bisogni delle persone che incide su processi e prodotti, della condivisione e della partecipazione come metodo di conduzione dell’azienda, della “felicità d’impresa” come strumento per migliorare la qualità della vita dei lavoratori ed anche i risultati stessi dell’impresa, saranno, oltre alla stessa Lancellotti, Alessandro Curti (AD Curti Costruzioni Meccaniche SpA) che porterà l’esempio della sua azienda già orientata a modelli di sostenibilità d’impresa, e Sara Cirone (AD Stafer SpA) che parlerà della gestione del capitale intangibile come strumento di creazione durevole nelle organizzazioni pubbliche e private.

(www.ravennatoday.it, 04.10.2017)

 

Conciliazione vita lavoro, al via gli incentivi.

Firmato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il decreto che riconosce sgravi contributivi ai datori di lavoro privati che abbiano previsto, nei contratti collettivi aziendali, istituti di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori. Il provvedimento dovrà essere registrato dalla Corte dei Conti.

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Intervista a Roberto Benaglia

Ci parli di lei….

Da un anno sono operatore confederale della Cisl in tema di contrattazione, sia per lo sviluppo dei modelli e delle politiche contrattuali sia in tema di contrattazione decentrata rispetto alla quale la Cisl vanta lo straordinario strumento di OCSEL, l’osservatorio sulla contrattazione di secondo livello avviato da Uliano Stendardi e gestito dalla collega Anna Rosa Munno che conta ormai un patrimonio di oltre 7.500 accordi censiti.

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Intervista sul corporativismo.

Nel lessico contemporaneo il  termine  “corporativismo” rappresenta una parola tabù, su cui è calata una sorta di damnatio memoriae, che ne ha snaturato la ragione d’essere e sterilizzato le radici storiche.

Assimilato al fascismo,  il corporativismo è stato così ridotto ai margini del confronto politico-sociale, diventando da una parte sinonimo dell’autoritarismo e del controllo dello Stato, dall’altro segno dell’affermazione esclusivistica degli interessi di uno o più  settori di società. Eppure le radici di questa dottrina politica e sociale sono tutt’altro che banali: affondano nella cultura romana, si rafforzano nel Medioevo fino a rappresentare l’ossatura della Dottrina Sociale della Chiesa, poi del fascismo e, nel dopoguerra, della destra sociale.

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