Marco Bentivogli – Impariamo a fare errori nuovi

«Sono una casta. Privilegiati che difendono altri privilegiati. Tutelano i fannulloni. Fanno i sindacalisti per non lavorare. Difendono solo le pensioni di anzianità e lasciano i giovani senza la prospettiva di una pensione dignitosa. Rappresentano i garantiti, disinteressandosi dei milioni di precari o di chi il lavoro non ce l’ha. Fanno scioperi che creano disagi più ai cittadini che alle controparti, di cui sono complici. Sono troppo legati alla politica. I bilanci e il tesseramento non sono trasparenti. Sono una cosa vecchia, inutile e dannosa, un retaggio del secolo scorso, un ostacolo alla crescita del Paese. Il sindacato in Italia è stato generalmente un fattore di ritardo che ha diminuito l’efficienza e la competitività complessiva del Paese».

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Intervista a Filippo Belloc

Ci parli di lei…

Sono Professore Associato di Economia Pubblica presso l’Università di Chieti-Pescara. Sono stato Research Associate all’European University Institute e Visiting Scholar alla UCLA (USA), dove ho lavorato sul tema della relazione tra strutture di governo societario e performance innovativa delle imprese. Come Visiting Professor a Cambridge, nel 2015, e alla Leeds Business School, nel 2017, ho condotto alcuni studi sulla regolamentazione dei licenziamenti e della rappresentanza e su come diversi schemi regolatori possano influenzare l’incentivo delle imprese a fare investimenti innovativi. Sono stato inoltre consulente per la Corporate Affairs Division dell’OECD, per la quale ho redatto un rapporto su governo dell’impresa e crescita economica. Più di recente, mi sono occupato di cooperazione in Italia e sto lavorando a un progetto di ricerca sulla cooperazione nell’economia digitale e sulla capacità delle imprese cooperative di assorbire gli shock tecnologici.

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Federico Butera – La partecipazione progettuale

Sintesi dell’intervento di Federico Butera, Professore Emerito di Scienze dell’Organizzazione, Università Bicocca di Milano e Sapienza di Roma. Presidente Fondazione IRSO, Istituto di Ricerca Intervento sui Sistemi Organizzativi, al seminario “Co-determinazione 4.0 – Governance e Contrattazione d’anticipo nella digitalizzazione”, organizzato da CGIL e tenutosi a Roma il 22 marzo 2018.

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Sergio Luciano – L’amnesia di Calenda e il rischio Gattopardo per il 5% in mano ai lavoratori

Perfino all’Alitalia funzionò: nel 1997 l’allora amministratore delegato della compagnia di bandiera, Domenico Cempella, firmò un accordo con l’Anpac, il potente sindacato dei piloti amichevolmente definito “Aquila selvaggia”, allora guidato dal comandante Augusto Angioletti, che divenne consigliere d’amministrazione della compagnia, in preparazione di una “fase due” che poi non decollò mai. Ma quel biennio fu l’unico, e l’ultimo, in cui l’azienda godette di una stabile pace sindacale e fece utili.

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Intervista a Mario Sai

Mario Sai è responsabile dell’Ufficio Studi della Camera del Lavoro di Milano. Insegnante, pubblicista, dirigente sindacale. Dagli anni ottanta si è occupato del rapporto tra innovazione tecnologica e cambiamenti nel lavoro da diverse angolature. Come presidente di commissione al Cnel, designato dalla Cgil, ha coordinato dal 1998 al 2004 la stesura dei «Rapporti sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione» in Italia.

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Pier Paolo Saleri – Germania felix ?

Il successo economico della Germania, dalla ricostruzione sino ai giorni nostri, viene generalmente attribuito, e a ragione, alla scelta dell’economia sociale di mercato, cioè di un capitalismo solidale che mirava a imbrigliare e indirizzare «gli spiriti animali del capitalismo selvaggio» verso obbiettivi di solidarietà, di partecipazione e di costruzione del bene comune. Quell’Ordoliberalismo che ha non pochi punti di contatto con la Dottrina sociale della Chiesa. È questa la strada attraverso la quale parte, nei primi anni 50, la ricostruzione economica della Germania sotto la regia di statisti del livello di Adenauer e di Erhard.

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Roberto Giardina – Germania, intesa storica per i lavoratori: settimana da 28 ore.

Meglio la vita che il lavoro, e anche dei soldi. L’accordo dei metalmeccanici tedeschi è un evento storico, non solo per la loro categoria. Indica una nuova via per i lavoratori europei. Mentre a quattro mesi e mezzo dal voto (il 24 settembre), stavano per giungere a conclusione le faticose trattative per la nuova Große Koalition, l’IG Metall, il più potente sindacato al mondo, con 3,9 milioni di iscritti, ha minacciato di paralizzare l’industria, con un primo Warnstreik, uno sciopero d’avvertimento, che ha coinvolto mezzo milione di operai. Le richieste sembravano folli: riduzione della settimana da 35 a 28 ore, e un aumento del sei per cento. Ogni punto percentuale comporta un costo di due miliardi di euro.

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Rocco Palombella – Le novità dei metalmeccanici italiani non sono da meno di quelle dei cugini tedeschi

Ci sono due notizie importanti che giungono dalla Germania. La prima è di natura squisitamente politica e riguarda l’intesa per il nuovo governo di Angela Merkel. I due principali partiti tedeschi, Cdu e Spd, hanno raggiunto l’accordo definitivo per governare insieme. E, tra le altre cose, hanno deciso di spendere ben 46 miliardi di euro nei prossimi 4 anni in investimenti pubblici a favore della formazione, della digitalizzazione, del risanamento ambientale, nella riforma dell’imposizione fiscale, nello sviluppo industriale.

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