La Camera dei Deputati si accinge ad approvare entro il corrente mese un testo di legge dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. La notizia non può essere sottovalutata perché, nonostante il dettato costituzionale indicasse esplicitamente questo principio economico-sociale, la legge di attuazione è stata ripetutamente bloccata nel corso dei decenni.
Si può rinvenire un solo precedente. L’adozione da parte del terzo governo Berlusconi di un “Codice della partecipazione dei lavoratori ai risultati delle imprese”, consultabile ancora sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale contiene una raccolta selezionata, ragionata e organica della normativa vigente e alcune delle buone prassi già sperimentate.
Come tale fu definito un Codice aperto alla progressiva implementazione delle parti sociali con le loro esperienze. L’intento fu allora quello di sollecitare lo sviluppo di relazioni industriali cooperative attraverso processi imitativi. Ma è stata forse questa la ragione di una costante opposizione alla legge anche se mai prima d’ora esplicitamente dichiarata. Solo in questi giorni, infatti, il segretario generale della Cgil ha dichiarato il suo dissenso, confermando la prospettiva di una sua prossima approvazione e, paradossalmente, invocando invece una legge sulla rappresentatività dei corpi sociali. Il testo all’esame della Commissione Lavoro può invero definirsi una soft law perchè elenca le molte modalità con cui può realizzarsi la partecipazione dei lavoratori su base negoziale e dispone un fondo incentivante di 70 milioni grazie alla copertura dedicata della recente legge di Bilancio.
E’ evidente tuttavia che la forza del provvedimento consiste proprio nel corrispondere al mutato clima nelle imprese con la grande trasformazione indotta dalla rivoluzione tecnologica. I nuovi paradigmi della competitività sono infatti legati alla efficiente condivisione di macchine intelligenti che chiedono il coinvolgimento (e la valorizzazione) delle persone nel lavoro. Nello stesso terziario, in crescita anche dentro la dimensione industriale, la logica collaborativa è implicita nei nuovi modelli organizzativi orizzontali. Ai lavoratori viene richiesto di concorrere al conseguimento degli obiettivi aziendali con la integralità delle proprie capacità non solo tecniche. Corrispondentemente, essi chiedono di essere considerati dal datore di lavoro nella integralità delle loro aspirazioni e dei bisogni familiari. Come teme Landini, la remunerazione non sarà determinata solo dalla prestazione oraria ma, sempre più, dai risultati con l’aggiunta di benefit che integrano le prestazioni sociali e soddisfano legittimi desideri. Il conflitto ovviamente non può essere aprioristicamente escluso ma tende ad essere confinato in una dimensione patologica delle relazioni di lavoro. La Cisl, promotrice della campagna di firme per la legge, accoglie invece con soddisfazione la sua approvazione e si dispone a promuoverne l’attuazione ovunque lo consentano relazioni cooperative. La partecipazione dei lavoratori dovrà infatti coronare percorsi collaborativi e non potrà mai essere il frutto di una “vertenza” per la contradizion che nol consente.

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