MF, proposta di First Cisl per salvare e rilanciare Carige è idea affascinante.

Milano Finanza definisce un’idea affascinante la proposta di salvataggio e rilancio di Carige lanciata dal segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani.

Il quotidiano finanziario ci costruisce il titolo scrivendo che “Ritorna l’idea della partecipazione dei lavoratori bancari al capitale degli istituti? Di recente il segretario generale della First Cisl ha proposto alle banche partecipanti al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (intervenuto con un prestito di 320 milioni in favore di Carige) che, se non si volesse convertire il bond in azioni, allora questi istituti potrebbero cedere i titoli ai lavoratori ad essi addetti, magari insieme con altri soggetti sociali disposti a compiere un investimento di lungo periodo”.

“In a questa posizione – scrive l’autore, Angelo De Mattia – c’è innanzitutto una specie di sfida alle banche, che in prima battuta vengono invitate a tener conto dell’impatto sociale delle loro scelte; in subordine, si prospetta l’ipotesi della partecipazione dei bancari. L’intervento del Fitd è stato apprezzabile, ora però occorre chiarezza nelle decisioni. È vero che il contesto non è semplice, tra BlackRock e la Malacalza Investimenti. Ma si avvicina il momento delle scelte, che non possono obbedire a una sorta di « si omnes» (come a dire: se tutti gli altri si comportano così, allora io mi regolo in questo modo). Occorre che si sblocchi l’impasse e che si agisca svolgendo anche una funzione catalizzatrice”.

“Ma l’eventualità indicata dalla Cisl – sottolinea Milano Finanza – non è fuori luogo, anche se la partecipazione dei lavoratori del credito non potrebbe avere un risultato risolutivo. Non è tuttavia nuovo il tema della partecipazione dei dipendenti al capitale di una banca e trova anche punti di riferimento normativi. Ma l’introduzione in forma più impegnativa di tale adesione richiederebbe una specifica regolamentazione, soprattutto se essa diventasse una risorsa a cui attingere non in via episodica. Già negli anni ’80 – ricorda MF -, in occasione del varo di misure per l’ampliamento delle possibilità di raccolta ad opera delle casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico con i cosiddetti titoli di risparmio partecipativo si pose il tema della possibile assegnazione di tali titioli anche ai dipendenti. Di qui il passaggio ai temi della cogestione o della codeterminazione fu breve, anche se non produsse risultati concreti. Le anzidette misure prevedevano anche l’istituzione di un’ assemblea ad hoc composta dai titolari dei titoli in questione dotata di alcuni poteri incidenti sul governo della banca. In quel periodo fu oggetto di particolare attenzione il «protocollo Iri», che prevedeva forme di partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale”.

“Fu quello – scrive De Mattia – il periodo in cui si iniziò a esaminare il sistema societario dualistico tedesco con la presenza di espressioni minoritarie del mondo sindacale nel consiglio di sorveglianza delle imprese. Successivamente, anche per la grave crisi degli anni ’90, l’ argomento passò in secondo piano, anche se sul salvataggio e sul rilancio di molti istituti si attuò uno schema tripolare impostato sui rapporti tra parti datoriali, sindacati e governo, con la regia e la propulsione della Banca d’Italia di Antonio Fazio”.

Secondo “Milano Finanza” , rispetto al passato, i tempi oggi sembrano maturi “per introdurre e regolare, nei rapporti tra le parti sociali, la partecipazione del tipo accennato. Per i titolari di queste azioni, soprattutto se nel complesso dovessero rappresentare una quota non trascurabile del capitale di una banca, dovrebbe essere previsto anche un canale per ancorare la partecipazione economica a qualcosa di più riguardante le scelte strategiche, le innovazioni, la competitività. Se l’ acquisizione di azioni diventa una componente del salario, allora non si può immaginare che il lavoratore-azionista debba sopportare i rischi dell’agire di altri senza avere la possibilità di rappresentare in una sede formale il proprio punto di vista. Ci si avvicina così alle citate esperienze estere, sicché la materia, senza un’adeguata disciplina, potrebbe avere soltanto per ora un’ applicazione sperimentale. Ciò vuol dire che bisognerà coglierne tutte le correlazioni, l’inquadramento e le inferenze, se veramente si vuol fare compiere un passo avanti alle relazioni industriali”.

(First Cisl)

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