La partecipazione dei lavoratori nel pensiero di Marco Biagi come metodo per promuovere una nuova cultura del lavoro.

Ci permettiamo di pubblicare il testo del Coordinatore Scientifico ADAPT, prof. Michele Tiraboschi, contenuto nella newsletter ADAPT del 18.03.2026.

Cari amici e gentili lettori,

il tema della partecipazione dei lavoratori non è tra quelli più ricordati e analizzati rispetto al pensiero e alla elaborazione progettuale di Marco Biagi. Prevale di gran lunga l’immagine pubblica dello studioso della flessibilità del lavoro e del fautore di una trama di tutele di nuova generazione, le c.d. politiche attive del lavoro, costruite non solo nel rapporto di lavoro ma anche sul mercato del lavoro.

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Partecipazione e dimensione d’impresa: accogliere l’invito di Marco Biagi ad attraversare un deserto ancora oggi inesplorato.

A quasi cinquant’anni dal saggio di Marco Biagi sulla democrazia industriale nelle piccole imprese, la Legge n. 76/2025, in attuazione dell’art. 46 Cost., riporta al centro del dibattito giuslavoristico la questione del criterio dimensionale aziendale come limite ai diritti di informazione e partecipazione sindacale.

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Verso una democrazia economica compiuta: attualizzare Biagi attraverso la Legge 76/2025.

La recente approvazione della Legge Sbarra corona le proposte del 1999 di Marco Biagi in tema di partecipazione azionaria ed incentivi fiscali. Di fronte, tuttavia, a una normativa che apre le porte alla presenza dei lavoratori nei consigli di amministrazione, rileggere gli avvertimenti del giuslavorista sull’indipendenza sindacale resta un passaggio fondamentale per orientare le future scelte della contrattazione collettiva verso una compiuta democrazia economica.

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Partecipazione dei lavoratori e buone pratiche: approvato il regolamento della Commissione nazionale permanente.

 

Lo scorso 26 febbraio 2026 l’Assemblea del Consiglio Nazionale della Economia e del Lavoro (CNEL) ha approvato il regolamento della Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori in materia di raccolta e valorizzazione delle buone pratiche prevedendo anche la possibilità del riconoscimento di una sorta di “bollino CNEL” a fini reputazionali e divulgativi (il bollino, invero, non è previsto dalla legge, come resta altresì fortemente controversa e dubbia l’esatta collocazione della Commissione permanente in seno allo stesso CNEL e, dunque, la valenza stessa del regolamento in termini giuridici e anche politici nell’ambito della prassi delle relazioni industriali).

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Il 28° regime può essere una trappola per i lavoratori.

Nel 28° “Stato” europeo si potrà costituire un’azienda in 48 ore. E mettere a forte rischio i diritti dei lavoratori. Il terzo tentativo di creare una forma societaria europea che si affianchi alle forme societarie nazionali (da qui il termine “28° regime”, che funzionerebbe proprio come un 28° Stato Ue) dopo il fallimento dei progetti del 2008 sulla società privata europea (Societas privata europaea o Spe) e del 2014 sulla società a responsabilità limitata con un unico socio (Societas unius personae o Sup), potrebbe essere quello buono.

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Responsabilità familiare d’impresa: pubblicato il volume conclusivo del progetto europeo.

Si è concluso alla fine del 2025 il progetto europeo Corporate Responsibility towards Employees’ Family through Industrial Relations (Cfr), promosso da First Cisl insieme a una rete internazionale composta da 16 sindacati europei del settore finanziario, dal Comitato aziendale europeo di Crédit Agricole e da diversi partner accademici europei. Il volume bilingue (italiano/inglese) edito da Adapt University Press, raccoglie i principali risultati dei 27 mesi di attività.

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