Nelle scorse settimane il Senato ha approvato in via definitiva la legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese, una riforma promossa dalla CISL – che l’ha presentata in Parlamento dopo la raccolta firme e che porta il nome del suo ex segretario, la cosiddetta “legge Sbarra” – che, se applicata, rischia di stravolgere le relazioni sindacali piegandole definitivamente alle logiche aziendali, penalizzando la contrattazione ed eliminando ogni spazio di mediazione tra capitale e lavoro.
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La nuova legge e la sfida della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.
Come noto mercoledì 14 maggio 2025 il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.
La forza della partecipazione: il cuore pulsante delle imprese cooperative.
Vorrei condividere con voi una riflessione su un principio che rappresenta l’essenza profonda del modello cooperativo: la partecipazione attiva dei lavoratori. In un mondo del lavoro in continua evoluzione, le cooperative si distinguono per un approccio che pone al centro la persona, valorizzandola non solo come lavoratore, ma come socio e co-protagonista del progetto imprenditoriale.
La partecipazione dei lavoratori all’impresa: l’ennesima utopia o una possibilità concreta da cogliere ?
Come è noto, dopo il positivo passaggio al Senato, è oggi in discussione alla Camera la proposta di legge di iniziativa della Cisl sulla partecipazione dei lavoratori all’impresa.
Il nuovo corporativismo della Cisl.
“Rifondare la dinamica tra impresa e lavoro, superando una volta per tutte quella tossica visione conflittuale che anche nel mondo del sindacato qualcuno si ostina ancora a sostenere. Ricostruire la dinamica tra imprese e lavoro significa gettare le fondamenta di una nuova alleanza tra datori di lavoro e lavoratori.”
Ddl sulla “partecipazione” dei lavoratori: perché è una legge svuotata.
Dopo il passaggio in Commissione, il ddl sulla “partecipazione” approda in aula Camera. Del testo di iniziativa popolare promosso dalla Cisl, utilizzato, su richiesta del Partito democratico, come testo base, sono rimasti solo stracci.
La “Partecipazione al Lavoro” porterà a una completa applicazione dell’articolo 46?
Se nel 2009 si arrivò vicini alla attuazione del dettato costituzionale sulla “Partecipazione” per poi partorire il “topolino” dell’articolo 4 comma 62 della, per altro vituperata, legge Fornero – che ne doveva lanciare una sperimentazione, poi mai finanziata – la combinazione astrale tra Governo di destra-centro e gli aspetti inclusivi del tema che coinvolgono non solo l’area identitaria, ma anche il mondo cattolico, il liberalismo, il riformismo fabiano socialista e l’ecologismo comunitarista, potrebbero fare il miracolo.
Sindacato dai valori cristiani all’abbraccio con il governo neofascista.
Se son rose fioriranno. Un bel mazzo di fiori rosa e bianchi, non siamo a Sanremo ma sul palco della Cisl riunita in assemblea. Il segretario uscente del sindacato cattolico Luigi Sbarra lo consegna con un sorriso smagliante e un “Grazie presidente” a Giorgia Meloni e dall’affollata platea parte uno scroscio di applausi, una vera standing ovation per la donna sola al comando, la signora degli anelli.
Una legge inutile che non servirà ai lavoratori.
Sebbene abbia il merito di rilanciare il tema della democrazia economica, tutt’altro che irrilevante, la proposta di legge all’esame della camera sulla partecipazione dei lavoratori alla governance delle imprese ha forti limiti.
Partecipazione, questa legge non s’ha da fare
Una legge pericolosa, oltre che inutile. È quella proposta dalla Cisl con una raccolta firme, calendarizzata alla Camera con un testo base emendato dalle Commissioni parlamentari, dal titolo “La partecipazione al lavoro. Per una governance d’impresa partecipata dai lavoratori”. Meglio conosciuta come legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori.