Francia in piazza contro la riforma del lavoro.

Migliaia di persone hanno manifestato oggi, 12 settembre, in molte città della Francia nella prima giornata di mobilitazione contro la riforma del Codice del lavoro voluta dal Presidente Macron.

Alle 14 è partito il corteo di Parigi, da piazza della Bastiglia, mentre nelle altre città (Marsiglia, Rennes e Caen, Besançon, Lione, ecc.), i manifestanti si sono dati appuntamento nella mattinata per contestare i decreti sul diritto del lavoro che – riferisce l’agenzia Askanews – “rendono la gente sostituibile”, secondo dei dimostranti di Besançon. Pensionati, studenti e lavoratori sono scesi in piazza dietro agli striscioni del sindacato della Cgt e del Pcf e a Bordeaux.

La Cgt ha organizzato 200 manifestazioni e 4mila appelli allo sciopero per denunciare un testo che secondo il segretario generale del principale sindacato francese, Philippe Martinez, “consegna tutto il potere ai datori di lavoro”.

A Marsiglia – riporta sempre Askanews –, Jean-Luc Mélenchon, il leader della France insoumise ha promesso di “far fare marcia indietro” al governo. Per mantenere la pressione, la Cgt ha già indetto una seconda giornata di mobilitazione per il 21 settembre.

I sindacati Fo e Cfdt non hanno aderito alla mobilitazione, anche se hanno criticato l’impianto della legge di riforma del lavoro. Macron assiste alla giornata da lontano, dalle isole francesi di St. Martin e St.Bartolomè, colpite dall’uragano Irma.

La Cgt scende in piazza contro una riforma che indebolisce pesantemente il contratto nazionale e mette al centro la contrattazione aziendale. Il nuovo Codice (che dovrebbe entrare in vigore nella primavera del 2018) prevede – ricostruisce Italia Oggi – “l’introduzione di un tetto alle indennità per i licenziamenti e l’introduzione di nuovi criteri per valutare gli impatti occupazionali in caso di crisi aziendale. Viene previsto un ridimensionamento numerico per la presenza delle organizzazioni sindacali in azienda e la stessa possibilità che si deroghi alle regole generali anche senza il preventivo assenso dei sindacati con un accordo. Gli accordi aziendali – si legge sul quotidiano economico italiano – potranno riguardare anche l’ammontare degli stipendi, salvaguardando il salario minimo previsto dalla legge, premi di anzianità, orari di lavoro (e la loro distribuzione) e l’organizzazione del lavoro, questi saranno sottoposti al referendum tra i lavoratori se non supportati dal 51% dei sindacati presenti in azienda”.

Il livello nazionale resterà solo come protezione per i lavoratori delle piccole imprese. Mentre nelle aziende di medie e grandi dimensioni la riforma introduce anche una sorta di Mitbestimmung (cogestione) ispirata al modello tedesco.

Per la Cgt questa riforma rischia di imporre alla Francia una “regressione sociale”: il sindacato è dunque in campo per una mobilitazione che si prevede lunga e agguerrita.

(www.rassegna.it, 12.09.2017)

 

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