La legge della Cisl parte male: Cgil e Uil boicottano il Cnel.

Esordio monco per la legge sulla partecipazione dei lavoratori alle aziende, voluta dalla Cisl e sostenuta dal governo: Cgil e Uil non hanno aderito alla Commissione nazionale permanente istituita al Cnel (Consiglio nazionale economia e lavoro) come previsto dalla legge 76, approvata giusto due mesi fa sul modello ideato dal sindacato bianco e contestato dalle altre organizzazioni dei lavoratori e dalle opposizioni.

Un atto che ha suggellato, come dimostrato dal recente congresso della Cisl, l’alleanza tra il sindacato guidato da Daniela Fumarola (il suo predecessore, Luigi Sbarra, è già stato nominato sottosegretario) e la premier Giorgia Meloni.

LA COMMISSIONE nominata nell’organismo presieduto da Renato Brunetta sarà composta da un rappresentante del Cnel, uno del ministero del Lavoro, tre giuslavoristi, sei esperti designati dalle associazioni datoriali e sei dai sindacati. Tra questi ultimi mancheranno quelli di Cgil e Uil che hanno anche espresso voto contrario alle nomine. «Per noi questa legge non realizza l’articolo 46 della Costituzione – ha spiegato Massimo Brancato capo delegazione del sindacato guidato da Maurizio Landini al Cnel -. Rappresenta, al contrario, il suo rovesciamento, perché ne subordina i principi alle decisioni prese unilateralmente dalle aziende che avranno effetti anche di natura salariale». «Non può esserci vera partecipazione dei lavoratori senza una legge sulla rappresentanza e sulla misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali», ha ribadito Brancato.

LA STESSA LINEA dell’organizzazione guidata da Pierpaolo Bombardieri. Ieri Paolo Pirani, consigliere del Cnel per la Uil, ha esposto le sue ragioni in una lettera pubblicata da Diario del Lavoro: «La gatta frettolosa fa gattini ciechi – ha scritto Pirani – La questione salariale rimane prioritaria e non si vede come quel tipo di partecipazione possa facilitarla. In un momento simile, il solo parlare di partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali diventa impossibile».

IL COMUNICATO della Cgil, uscito mentre era in corso la seconda parte dell’assemblea generale, oltre a dimostrare che la Cisl è sempre più isolata nel suo asse con il governo di destra, ha anche un significato interno: l’organizzazione è compatta. Dalla disfatta al referendum sul lavoro di giugno, il sindacato è alle prese con una vigorosa analisi della sconfitta e della linea seguita fin qui dalla segreteria generale. Anche in questa seconda tranche di discussione (come nella prima che si è svolta a fine giugno) non sono mancati i tratti polemici ma alla fine è stata approvata la relazione del segretario ed è stato approvato un documento unitario (solo 5 astenuti) che «stabilisce un percorso di mobilitazioni, di sindacalizzazione e di contrattazione nei luoghi di lavoro e nei territori che, oltre a portare avanti i temi oggetto del referendum sia sul lavoro che sulla cittadinanza, a cominciare dal contrasto alle politiche regressive e controproducenti del governo sull’immigrazione, si ponga l’obiettivo di aumentare i salari e le pensioni, di garantire il servizio sanitario nazionale e la conoscenza, di superare le condizioni di povertà ed emarginazione sociale in cui versa una parte sempre più ampia della nostra società».

Nel testo viene ribadito anche il no al riarmo e la denuncia del «massacro sistematico» della popolazione palestinese da parte del governo israeliano. È stata anche lanciata la partecipazione alla Marcia per la pace e alla manifestazione contro la legge di bilancio, in autunno.

TEMI, QUEST’ULTIMI sui quali la condivisione dei delegati della Cgil è totale mentre lo stesso non si può dire sui futuri assetti del sindacato (che fra un anno dovrà eleggere anche la nuova segreteria) sui quali c’è un confronto acceso anche se ancora sottotraccia. Il convitato di pietra di questa due giorni di assemlbea a corso Italia era la successione a Landini. Il calendario dei prossimi mesi prevede la conferenza di programma (presieduta da Serena Sorrentino, già segretaria della Fp Cgil) entro la prima metà del 2026, nella seconda parte dell’anno dovrebbe essere convocato il congresso che poi si interromperà per l’anniversario del sindacato (120 anni) a settembre e le elezioni politiche del 2027. Solo dopo il voto si saprà il nome del successore di Landini che, a questo punto, non dovrebbe candidarsi in parlamento ma estenderebbe il suo mandato di qualche mese.

(il manifesto)

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